La carriera di Veloso è un monumento a contaminazione e sperimentazione applicate alla musica brasiliana, che ne hanno fatto un assoluto protagonista della cultura carioca degli ultimi 50 anni. Se, in riferimento a ciò, si cita sempre il movimento tropicalista di fine anni '60, di cui fu personaggio di punta (assieme, giova ricordarlo, a Gilberto Gil, Tom Zè, Gal Costa e Maria Bethania fra gli altri), vorremmo porre luce qui su un altro periodo di feconda crescita artistica per il musicista brasiliano, che ebbe come fulcro il disco di cui scriviamo. Uscito dopo un capolavoro come il precedente “Estrangeiro” e prima di due altri dischi bellissimi come “Fina Estampa“ e “Tropicalia 2” (con Gilberto Gil), “Circulado” vede Veloso prodotto da un guru dell'avant rock di sempre come Arto Lindsay, e ciò si riflette in un suono cosmopolita ed urbano applicato a composizioni di assoluto livello. La nostra preferenza va ai contrasti fra la voce flautata e melodica di Caetano e le lievi dissonanze di pezzi come “Fora da ordem”, “Circulado de fulo” e “O cu do mundo” (che da noi avrà fortuna nella traduzione di Fiorella Mannoia), ma trovano spazio nel lavoro anche pezzi bossanova, ballate intimiste e la sperimentazione pura di “Ela ela” (puro Arto Lindsay). Per me, ai tempi, fu una pura epifania!