L'ascolto casuale di “Zobi la mouche” piccolo successo dei Negresses Vertes dell'inizio degli anni '90, mi ha fatto ritornare con la mente a quella scena formata da gruppi francesi che, alla fine degli anni '80, riuscirono a far rivivere un certo spirito punk rock contaminato intelligentemente con chanson francese, rap e rai nordafricano. Di questi gruppi quello di gran lunga caratterizzato da visibilità maggiore furono i Mano Negra, che sono anche quelli maggiormente citati se non altro per via del loro leader, quel Manu Chao che raccolse grandi consensi con la sua carriera solista successiva. Puta's Fever, loro primo disco, fu in effetti un ottimo disco, manifesto della contaminazione stilistica di cui sopra e caratterizzato da brani cantati in inglese, spagnolo, arabo e francese e con la storica “Mala vida” a condurre le danze. Si ricorda molto “King of Bongo” di qualche anno dopo (con la versione originale del successo poi ripreso dallo stesso Manu Chao), ma il disco migliore dei Mano Negra rimane probabilmente il primo.